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Basta un'occhiata ai tralci per capire l'origine del nome‘Piedirosso: la base del raspo diventa rosso vivo, proprio come le zampette di un colombo in posa sul muretto di campagna.
In questo caso le uve arrivano da parcelle collinari intorno a‘Torrecuso, sulle pendici del massiccio Taburno‘Camposauro, “la dormiente del‘Sannio' per la particolare sagoma che ricorda quella di una donna addormentata.
I filari, piantati fra 350 e 400‘metri di quota, poggiano su suoli argillo‘calcarei venati di ceneri vulcaniche.
Un mix che drena bene l'acqua e infonde al frutto una marcata mineralitì.
Inoltre le benefiche escursioni termiche qui superano i 10‘°C fra giorno e notte, preservando aciditì e profumi anche nelle estati più calde.
Non a caso la viticoltura in questa zona ha origini antichissime e risale almeno all'epoca longobarda, quando i contadini usavano il vino per pagare i dazi sui pascoli.
Piedirosso al 100‘%, questa varietà autoctona in Campania è seconda per diffusione solo all'Aglianico, capace di dare rossi fragranti, di medio corpo e sorprendentemente versatili a tavola.
Vendemmia manuale nella prima settimana di ottobre quando i grappoli conservano ancora buona freschezza, in cantina le uve subiscono una macerazione di circa dieci giorni, seguita da fermentazione in acciaio, parzialmente avviata con lieviti indigeni, e svolgimento completo della malolattica.
Nessun passaggio in legno.
Nel calice il colore è rubino brillante con riflessi porpora.
Al naso spiccano ciliegia fresca, fragolina di bosco e una viola appena schiusa, seguite da una leggera traccia ematica e da richiami fumé che rimandano ai terreni vulcanici.
Il sorso è scorrevole, con tannino setoso e aciditì ben definita.
La chiusura, sapida e pulita, invita subito a un altro assaggio.
Favoloso con la pizza marinara, la freschezza del vino sgrassa l'olio e valorizza origano e pomodoro.
Perfetto anche con salsiccia e friarielli o la parmigiana di melanzane tiepida.