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Per capire davvero un vino - lo sostengono gli esperti - bisogna guardare la sua terra.
Un bel esempio si ha con questo Lugana DOC.
Un nome che evoca la freschezza e la luce del lago, ma che affonda le radici in un terreno argilloso, ricco di minerali e storia.
Ci troviamo tra il Lago di Garda e le dolci colline moreniche, dove i terreni, un tempo fondale del lago, sono una vera miniera d'oro per i vignaioli.
In particolare, la zona de Le Creete, da cui prende il nome questo vino, che si caratterizza per un'argilla bianca e compatta, ricca di sali minerali che dona ai vini una sapiditì e un'eleganza uniche.
La famiglia Montresor, proprietaria della cantina Ottella, ha una storia che si intreccia profondamente con il territorio del Lugana.
Già nel 1800, infatti, la villa di famiglia era rinomata per le sue uve di alta qualitì.
Il disciplinare della denominazione prevede l'uso di un unico vitigno, la Turbiana, o Trebbiano di Lugana, che qui trova la sua massima espressione.
Questo clone locale del Trebbiano di Soave, si adatta perfettamente ai terreni argillosi, sviluppando un'aciditì vibrante e una struttura che gli permette di evolvere nel tempo, trasformando i suoi aromi da freschi e fruttati a più complessi e minerali.
Le uve utilizzate per la produzione del "Le Creete" provengono da vigne situate nella zona storica del Lugana.
Le uve vengono raccolte a mano e portate in cantina per una pressatura soffice.
La fermentazione avviene in acciaio a temperatura controllata per mantenere intatti tutti i profumi primari dell'uva.
Successivamente il vino affina per circa 6 mesi in vasche di cemento, sui propri lieviti - "sur lie" - acquisendo corpo, complessitì e una piacevole sensazione di pienezza al palato.
Nel calice, Le Creete si presenta di un colore giallo paglierino brillante, impreziosito da riflessi verdognoli.
Al naso, il ventaglio aromatico è un tripudio di freschezza.
Si avvertono immediatamente note di frutta bianca, come pesca e mela, a cui si aggiungono sentori agrumati di lime e pompelmo.
Non manca un tocco floreale di biancospino.
In bocca è vibrante e sapido, con una beva che conquista fin da subito.
Il gusto è pulito, con un'aciditì ben bilanciata che lo rende vivace e mai stancante.
Il finale è lungo e persistente, con un ritorno di note agrumate e una scia minerale che invita al sorso successivo.
Buono Già oggi, ha un discreto potenziale d'invecchiamento, anche 5-8 anni, durante i quali svilupperì note più complesse di idrocarburi, pietra focaia e miele, mantenendo sempre la sua spiccata aciditì.