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Immagina un grappolo che cresce su rocce piene di zolfo.
E' la magia di L'Ariella, Greco di Tufo DOCG firmato Vinosia, nato dove la terra fuma ancora sotto forma di tufo vulcanico.
Tra le colline di Santa‘Paolina, 550‘metri sul livello del mare, le viti affondano radici in calcare friabile e residui sulfurei che gli antichi viticoltori usavano per “affumicare' i grappoli e tener lontano le muffe.
Qui l'escursione termica sfiora i 15‘°C tra giorno e notte, regalando uve spesse e acidi vibranti.
Secondo la leggenda, l'uva Greco arrivò in zona nel 1647: Scipione‘di‘Marzo, in fuga dalla peste di Napoli, piantò le prime barbatelle a pochi chilometri da queste parcelle, dando il via al mito irpino.
La DOCG Greco di Tufo, istituita nel 2003 è limitata a solo otto comuni e impone rese contenute e almeno l'85‘% di Greco.
Vinosia, nello specifico, adotto Greco in purezza, raccolto a mano verso la seconda decade di ottobre.
La densitì d'impianto è di circa 3‘000 ceppi per ettaro, allevati a guyot per tenere l'uva ben arieggiata.
In cantina si lavora all'insegna della precisione: pigiatura soffice, pressatura dei grappoli interi, illimpidimento statico a freddo.
La fermentazione avviene con lieviti selezionati a temperatura controllata, seguita da alcuni mesi in acciaio in contatto con i lieviti fini.
Nessun uso di legno.
L'obiettivo, infatti, è preservare il carattere roccioso del vitigno.
Nel bicchiere brilla di un giallo paglierino con lampi dorati.
Il naso parte su mela verde e fiori d'acacia, poi si allarga verso pesca bianca, lime e un tocco di mandorla.
Il sorso è teso, croccante, con aciditì viva che trascina note di pompelmo rosa e pietra bagnata; la chiusura, lunga e sapida, lascia un'eco leggermente cremosa.
Sulla tavola dì il meglio con piatti saporiti ma non troppo ricchi.
Da provare con spaghetti alle vongole, tempura di calamari o un risotto al limone e gamberi.