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Tra i resti della colonia romana di‘Abellinum ad Atripalda, c'è un terreno vulcanico‘calcareo che oggi nutre le migliori viti di Aglianico e Piedirosso.
Quel suolo antico è la scintilla che accende Le‘Sorbole, un rosso campano capace di parlare al presente con un passato di oltre duemila anni alle spalle.
Ci troviamo in Irpinia, un mosaico di colline che vanno dai 300‘ai‘450‘metri sul livello del mare, attraversate dal fiume Sabato e difese dall'Appennino.
Un luogo magico per la produzione di vini di carattere.
Non stupisce che nel Medioevo il vino d'Irpinia fosse Già merce ambita sulle rotte che collegavano Napoli con l'entroterra.
Blend particolare, questo vino è figlio di 90%‘Aglianico e 10%‘Piedirosso.
L'Aglianico, spesso definito come il “Barolo del Sud', fornisce struttura, tannino e note di prugna e liquirizia.
Il Piedirosso, o Per'e‘Palummo perché il raspo rosso ricorda la zampa del piccione, alleggerisce il sorso con ciliegie fresche e tocchi floreali.
Insieme danno vita a un rosso che “ha una marcia in più' senza perdere bevibilitì.
Le uve, coltivate su pendii argillo‘calcarei a circa 350‘400‘metri, sono raccolte a mano a ottobre.
Segue una macerazione di dieci giorni in acciaio con lieviti autoctoni e completa fermentazione malolattica.
Il vino affina quindi tre mesi in vasche d'acciaio per preservare il frutto prima dell'imbottigliamento.
Nel calice rivela un bel colore rubino profondo dai riflessi granato.
Il bouquet apre su mora selvatica, scorza di arancia sanguinella e sottobosco, poi vira verso tabacco dolce e liquirizia.
Il sorso è polposo, animato da tannini vivaci ma levigati.
Il finale è succoso, di buona persistenza.
Colpisce dritto al cuore.
Esalta un ragù napoletano a cottura lenta, accende la sapiditì di una scamorza affumicata alla brace.
Per i sostenitori della cucina VEG, da provare anche con un burger vegetale di lenticchie e funghi, dove le note terrose si specchiano nei toni di sottobosco del vino.