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Eccoci all’ultimo atto della saga dei molinari Scacerni.
Molto è cambiato dal 1812.
Realizzata quasi per intero l’unità del paese e presa anche Roma, l’esigenza di dare alla neonata Italia una qualche interna coesione e di modernizzarne il sistema economico spinge le istituzioni dello stato e la lotta politica fino agli strati più emarginati e incolti, trascinandoli a forza in un universo fin lì estraneo e ignoto.
La resistenza è durissima, tuttavia.
Conduttrice del San Michele e del Paneperso insieme ai figli, Cecilia Scacerni si oppone riottosa alla natura pubblica di questo nuovo universo fino all’ultimo dei suoi giorni.
Ostinata e testarda, si sorprende se le si fa osservare che ciò che conviene a lei potrebbe fare danni se lo si consentisse a tutti e la tassa sul macinato la subisce solo con il più irriducibile senso di rivolta e imbrogliando quando può.
Ma la battaglia è persa ormai.
Non sarà infatti davvero il suo ostinato orgoglio a ostacolare l’amore di Berta, sua figlia, e Orbino, ma la durezza e l’esasperazione della nuova lotta di classe, dei conflitti che dividono ora i non proprietari organizzati dalle leghe socialiste e i proprietari, come sono anche gli Scacerni, per quanto ormai ridotti in povertà.
Dell’antica unità morale della vita nelle campagne non resta ormai nulla.
E alla fine ecco deflagrare la guerra mondiale e l’ultimo degli Scacerni gettarsi nel tumultuoso Piave come il nonno nel Vop cento anni prima.
© 2015 Mondadori Libri S.
p.
A.
Per l’immagine di copertina di Enrico Paulucci: Archivio Gianfranco Mingozzi, Fondazione Cineteca di Bologna Per l’audiolibro: © 2024, Emons Italia s.
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– tracce s.
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