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24 marzo 1944: alle sette della sera la strage è finita.
Non rimane che far saltare in aria la cava e murarne l’ingresso per coprire la terribile verità dei giustiziati.
Circa 75 sono ebrei detenuti in base all’ordine generale di rastrellamento e in attesa di essere avviati a un campo di concentramento, molti sono prigionieri politici presi dalle celle di Regina Coeli, altri da via Tasso, altri ancora rastrellati per strada e numerosi sono detenuti per reati comuni, altre a due ragazzini di 15 anni.
“Per la dimensione della strage, le Fosse Ardeatine restano una ferita aperta nella memoria e nei sentimenti della città.
Basta guardarsi intorno, grattare la superficie della memoria, e i racconti che sgorgano.
Roma ne è piena.
Furono trucidate trecentotrentacinque persone, che vogliono dire ormai tre generazioni di altrettante famiglie, parenti stretti, parenti lontani; per ognuno, vogliono dire amici, compagni di lavoro, di partito, di sindacato, di scuola, di chiesa, e vicini di casa, di quartiere: il racconto delle Fosse Ardeatine è un seguito di anelli concentrici che si espandono fino a pervadere lo spazio della città.
Certo non è né l’unica né la peggiore delle stragi naziste.
È, però, l’unica strage “metropolitana” avvenuta in Europa.
E non solo perché è l’unica perpetrata entro uno spazio urbano, ma anche perché è l’unica che nell’eterogeneità delle vittime riassuma tutta la complessa stratificazione di una grande città.
© Gius.
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© Emons 2019.
Edizione su licenza di Gius.
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Per l’audiolibro: © 2025, Emons Italia S.
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